sabato 4 maggio 2013

Governo Letta. Le speranze e i primi dubbi


Le elezioni del 24/25 febbraio scorso hanno tagliato quella linea di continuità nel parlamento che ha permesso per anni di far sedere in tranquillità tra le poltrone due grandi gruppi: Partito Democratico e Popolo delle Libertà. Con l’entrata in gioco di Mario Monti e Beppe Grillo, il panorama politico è stato stravolto nel periodo di campagna elettorale (un bel po’ invasiva c’è da dire)  e il parlamento è stato letteralmente riformulato. C’è chi dice che la situazione politica attuale rispecchia lo stato d’animo confusionario degli Italiani, ma su questo ci sarebbe parecchio da discorrere. Un parlamento così frammentato e di difficile approccio è dovuto anche ad una legge elettorale chiacchieratissima senza la quale le elezioni politiche avrebbero mostrato risultati diversi. Purtroppo però, quando il peggio sembrava finito e i milioni di Italiani in difficoltà economiche aspettavano risposte da un esecutivo, ecco piombare dal cielo un esercito d’inciuci e accordi che non ha permesso l’elezione serena di un nuovo Presidente della Repubblica. Un Napolitano stanco e anche molto infastidito ha ripreso tra le mani la carica istituzionale più importante tra quelle previste in Italia, e subito ha tirato fuori un’invidiabile energia in grado di sprigionare dal discorso alle camere riunite, un senso di dovere verso la patria e la voglia di rimproverare una classe politica inefficiente e sorda alle richieste degli elettori. Ed ecco che quando la storia politica Italiana sembrava già stravolta, senza riuscire a formare un esecutivo abbastanza forte, si è optato per ciò che molti Italiani temevano e tanti altri proponevano fin dall’inizio di questa crisi politica ed economica che ha radici dai primi anni duemila: Il governo dalle larghe intese. 

Enrico Letta, uomo molto pragmatico e diplomatico, chiamato nell’ufficio del Presidente Napolitano, non ha esitato ad accogliere l’incarico con riserva per puntare un binocolo sulle forze politiche e cercare di formare un governo storicamente nuovo e sconvolgente. Dopo circa quarantotto ore, colui che ha preso le redini del governo, dopo lo stato confusionale di Bersani, sciogliendo la riserva, ha comunicato la lista dei ministri e giurato nelle mani del Presidente della Repubblica. È l’inizio del governo Letta, che secondo investitori, analisti, giornalisti, politici di minoranza e opinionisti, dovrebbe apportare seri cambiamenti in un paese sul punto di non ritorno.
Proprio quando Letta era al tavolo con la Merkel e Barroso per discutere riguardo il debito pubblico, la riformulazione del sistema delle tasse e alcune altre misure per regolarizzare il sistema del lavoro, in Italia si scatena all’improvviso il putiferio riguardo la sospensione del pagamento della rata IMU a giugno, fortemente odiata da Berlusconi e dal Popolo delle libertà. La questione è molto pratica, servono quattro miliardi per tappare il buco che produrrà la sospensione del pagamento della rata a giugno, prevista per dare una boccata d’aria alle famiglie ormai in ginocchio. Il partito democratico propone una rimodulazione della tassa, mentre la parte opposta non ci sta, e se non la vedrà abolita, minaccia di lasciare l’esecutivo. E questo in meno di ventiquattro ore di lavoro. Le speranze si concentrano tutte su una lotta all’evasione fiscale e il cambiamento della legge elettorale, per poi ovviamente puntare a fornire investimenti alle aziende in grado poi di assumere giovani lasciati sempre più soli e confusi (si parla di un 38.00% di disoccupazione giovanile al momento).

La paura dominante riguarda una potenziale fragilità di un governo, prodotto della fusione di due poli con punti di programma spesso contrastanti. Il dibattito è acceso, e gli economisti non esitano a provocare tensioni affermando che se non si farà qualcosa di pratico e innovativo in poco tempo, a conti fatti, potremmo finire come la Grecia. Ma quanto potrà essere armonico il lavoro di un governo costituito da partiti “nemici”? Riuscirà questo governo a produrre risultati? La domanda che più attende risposte: sarà davvero il chiacchierato “inciucio”? Inciucio in parte giustificato dal fatto che il Presidente del Consiglio Enrico Letta è nipote di Gianni Letta, grande ex collaboratore di Silvio Berlusconi ed ex amministratore della Fininvest Comunicazioni. E voi cosa ne pensate di questo nuovo governo storico delle larghe intese?   

 Guglielmo Ferrazzano

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