Astensionismo
Elettorale, la sconfitta dell’intelligenza umana.
“Il suffragio
universale è il principio
secondo il quale tutti i cittadini maggiorenni, senza restrizioni di ceto, istruzione e sesso, possono
partecipare alle elezioni politiche e amministrative e alle altre consultazioni pubbliche, come i referendum, garantendo
loro il diritto di voto come unica espressione di democrazia diretta dal basso (si ammette tuttavia che in caso di condanna
per determinati reati, al condannato si possa sospendere il diritto di voto,
temporaneamente o permanentemente). Storicamente si può distinguere tra il suffragio
universale maschile, con restrizione al solo sesso maschile, e
il suffragio universale propriamente detto, che comprende il completo suffragio
femminile. Il suffragio universale è opposto al suffragio
ristretto, in cui a votare sono solo coloro che
rispettano certi requisiti.” (Fonte:
Wikipedia)
Nell’ aprile 1912,
mentre il Titanic affondava, aprendo dopo pochi mesi il dibattito sui diritti
del cittadino in mare, in Italia il diritto di voto riceveva la prima delle verifiche
che lo avrebbero portato a diventare l’arma chiave per produrre il cambiamento
che oggi molti ignorano. Con legge 20 Giugno 1912, n.666, il suffragio
universale maschile fu esteso a tutti i cittadini con età maggiore a trent’anni.
Da quell’anno lo sviluppo è stato lungo
e travagliato. Prima un decreto nel 1945 da parte dal Consiglio dei ministri,
presieduto da Ivanoe Bonomi che ha
riconosciuto il diritto di voto alle donne, durante il periodo in cui l’Italia
era sotto il dominio tedesco e divisa in due; poi l’utilizzo pratico di questo
nuovo suffragio durante l’elezione del 2/3 giugno del 1946 per scegliere la
forma di Stato.
Successivamente,
l’Assemblea Costituente-il 22 dicembre 1947- approva la Costituzione Italiana
che andrà in vigore il gennaio dell’anno successivo; agli articoli 56 e 58
vengono stabilite le limitazioni del suffragio universale per le votazioni alla
Camera dei Deputati, aperta a tutti i cittadini maggiorenni, e al Senato della
Repubblica, a tutti i cittadini con età superiore ai 25 anni. L’art. 75 inoltre
stabilisce che anche i referendum sono votati a suffragio universale.
Non è soltanto
l’inizio dell’Avventura Repubblicana del nostro paese, ma anche di quella
elettorale che ha visto la partecipazione delle donne e una più attiva del resto
dell’elettorato.
A cosa ci serve una
premessa storica? Semplice. Oggi se chiediamo a un Italiano su 3 se ha fiducia
nella politica e nell’esercizio del diritto di voto, dirà sinceramente di no.
Tutti i politici temono il cosiddetto astensionismo elettorale, e cioè la
pratica per cui a un appuntamento di voto, numerosi cittadini non si presentano
alle urne rendendo tutta la procedura estremamente macchinosa e inefficiente. Un
conto però è parlare “scolasticamente”
del problema, e un altro e ritrovarsi immersi in esso. Per anni si è parlato di
un crollo della fiducia dei cittadini nelle sorde e ignoranti istituzioni
politiche, ma nulla è valso a convincere una casta che ormai ha dovuto fare i
conti all’improvviso con le responsabilità. Alle precedenti elezioni di
febbraio (senza introdurre dati riguardo i partiti) è nato un nuovo partito: L’astensionismo. Nei salotti dei talk
show o dei TG che hanno commentato tutta la procedura di voto durata due giorni
pieni e delicati, si è parlato di come sempre più cittadini abbiano preferito
evadere la loro responsabilità per dedicarsi ad altro. Tante schede nulle o
bianche; tanti dubbi sulla legge elettorale, insomma, da febbraio l’incubo
degli analisti e dei politici è diventato realtà.
Quando le telecamere
dei giornalisti incrociavano sguardi e parole dei passanti in tanti hanno
risposto che il voto era inutile: “Sono tutti uguali.”
Che dire? È come fare
di tutta l’erba un fascio. Onde evitare di commentare scelte ideologiche, non
si può prescindere dal parlare di un fenomeno per il quale sempre più elettori preferiscono
non votare perché di politica proprio non ne capiscono nulla, e inconsciamente,
astenendosi dal soddisfare il diritto di voto, si legittima un sistema di
menzogne e intrighi sottobanco. Ma come mai gli elettori assenti sono colpevoli
più di chi ha votato? Perché le assenze abbassano il quorum, danno pane ai
giornalisti (quelli pagati a occasione e poco professionali) di infangare
l’onore dei cittadini di un paese in ginocchio chiamandoli “fannulloni”, e
soprattutto rendono il cambiamento di classe politica difficile da attuare. Se
andassimo tutti alle urne quando ci viene chiesto, oggi vivremmo in un paese in
evoluzione e senza quel surrogato politico che ci ritroviamo in tv ogni giorno
e che sembra non volersi scollare dalle poltrone.
Quanti più cittadini
votano, più le grandi coalizioni tremano. Può sembrare una sciocchezza ma in
realtà se facciamo un’indagine, il cittadino affamato di politica che legge e
s’informa riesce a piegare le inefficienze delle grandi coalizioni votando
magari per partiti più piccoli o nuovi dove tante figure giovani si mettono in
gioco. Purtroppo però spesso queste persone, appunto perché capiscono troppo,
vengono sconfitte moralmente e non vanno a votare, oppure lo fanno ma in numero
ristretto. Il pericolo vero è proprio è chi vota senza coscienza sotto
l’influsso di promesse irrealizzabili. Ulteriore occasione di sdegno sono state
le elezioni amministrative che hanno visto il coinvolgimento del comune di
Roma. Domani e dopodomani si vota per il secondo turno, ma si prevede già una
tragedia tra le urne perché nella tornata precedente soltanto un romano su due
è andato a votare. Purtroppo c’è da dire che se non si fa uno sforzo
collettivo, il non andare a votare non significa affatto un gesto di protesta,
ma anzi un’ulteriore anestesia ai movimenti cittadini che reclamano dignità e
politica seria.
La nostra Costituzione,
il NOSTRO diritto di voto e il suffragio universale sono nati in conseguenza di
una guerra mondiale, e non con “simpatici” dibattiti organizzati in Parlamento.
Se oggi possiamo prendere in mano la matita e con un piccolo gesto contribuire ai cambiamenti nel NOSTRO PAESE, lo dobbiamo ad
“eroi” della Repubblica che sono morti e che ogni giorno offendiamo lavandoci
le mani e delegando il disastro politico a una casta di dubbia efficienza. Per
concludere: non andare a votare è da stupidi, anticostituzionale (è un nostro
diritto e dovere) ed è la sconfitta dell’intelligenza umana, perché con il voto
si possono davvero cambiare le cose. E
quando per strada qualcuno solleva la questione dicendo: “Ma chi dobbiamo
votare se sono tutti ladri?” Bisogna semplicemente rispondere che di partiti ce
ne sono a sufficienza per soddisfare tutte le sfumature ideologiche e dare una
possibilità a chi nella politica crede davvero.
(di Guglielmo Ferrazzano)
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