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giovedì 22 maggio 2014

VI Trofeo Maria S. S. della Rotonda Città di Parete

VI Trofeo Maria S. S. della Rotonda
Città di Parete


Giunta alla sua sesta edizione, il 18 Maggio 2014, la Città di Parete ha nuovamente ospitato il VI Trofeo Maria S.S. della Rotonda per la gara podistica U. I. S. P. di 10 km di atletica leggera organizzata dalla A. S. D. podistica Pro Loco di Parete su un percorso interamente cittadino, la cui sicurezza è stata garantita da Carabinieri, Comando dei Vigili urbani, Associazione Volontari Carabinieri, Pro Loco di Parete coordinata dal Presidente Vincenzo Pellegrino. La partenza della gara è stata allietata dalle coreografie di ragazze “pon pon” coordinate dalla giovanissima Rita Caruso, che hanno continuato ad animare l’intera mattinata con musica e balli di gruppo. Tra i circa 700 atleti, italiani e stranieri, ha gareggiato anche il Sindaco Raffaele Vitale premiando il vincitore Kadiri Hamid con il suo tempo di 31 minuti 5 secondi. Lo scorso 1 Maggio 2014 la Pro Loco di Parete è già stata impegnata in un’altra gara sportiva per il XIX Trofeo Maria S.S. della Rotonda – Gara ciclistica cat. Giovanissimi con il patrocinio del Comitato festeggiamenti Maria S. S. della Rotonda dimostrando sempre impegno e solidarietà in iniziative sportive e culturali che possano permettere un sano sviluppo locale e sociale del territorio. La partecipazione a tali manifestazioni raggiunge picchi inaspettati di anno in anno incoraggiando a migliorare per il futuro favorendo anche lo sviluppo socioeconomico territoriale attraverso la promozione di tradizioni locali come saluto di benvenuto a chi per la prima volta varca il confine di un nuova località.

Caterina Corsica


lunedì 10 febbraio 2014

Come evitare le truffe: consigli pratici

Come evitare le truffe: consigli pratici

‘Ennesima truffa a danno di una pensionata nel napoletano: il truffatore si è camuffato nelle vesti di un medico dell’Inps spillando all’anziana una somma di circa 1000 euro per il buon esito della pratica di accompagnamento.’

Parete- Le truffe riguardano un po’ tutti e non solo gli anziani o un determinato territorio ed ecco che l’Amministrazione Comunale  con la collaborazione del  Comitato Pensionati e della Stazione Carabinieri di Parete hanno invitato tutti i cittadini a partecipare all’incontro Come evitare le truffe: consigli pratici.L’incontro si è aperto con i saluti dell’Assessore alle Politiche Sociali Prof. Marilena D’Angiolella invitando i cittadini a partecipare nuovamente all’incontro che si terrà il prossimo 21 febbraio 2014 sempre presso la Biblioteca Comunale del Comune di Parete con il Direttore della Posta locale per affrontare il problema del sovraffollamento all’ufficio postale soprattutto nei giorni di ritiro pensioni e dei possibili rimedi e portando i saluti del Sindaco Arch. Raffaele Vitalee scusando la sua inevitabile assenza. L’Assessore ha, poi, presentato il Maresciallo Vincenzo Pulicani, il quale ha esposto con chiarezza il problema sociale che coinvolge tutta la società. Il Maresciallo Pulicani ha elencato vari tipi di truffe: da quelle porta a porta, a quella dell’ENEL, della Telecom, del borseggio, delle pentole… L’anziano resta la persona più a rischio perché agisce in buona fede di fronte al truffatore ma ciò non toglie che tutti siamo esposti. Truffe sono anche quelle dei falsi operatori delle Forze dell’Ordine, delle banche o delle Poste e come ha ribadito il Maresciallo nessun operatore bancario o postale ci assiste a domicilio e nessun operatore delle Forze dell’Ordine ci arriva a casa senza l’autovettura istituzionale. Psicologicamente, il truffatore non è una persona violenta, quindi se non è capace di convincere dovrebbe allontanarsi, senza usare violenza. Eventualmente si dovrebbe concedere del denaro meglio utilizzare assegni, bonifici bancari…per avere la garanzia della tracciabilità in caso di truffa. Così, come la clonazione delle carte di credito si potrebbe evitare utilizzandole sempre allo stesso sportello. Non esiste un sistema chiaro di prevenzione ma piccoli accorgimenti possono evitare gravi danni, quali evitare di fornire dati personali, numero di carta di credito, così come nessun appartenente alle Forze dell’Ordine verrebbe mai a riscuotere le multe a domicilio. L’Assessore D’Angiolella, a conclusione, ha ribadito l’importanza di denunciare le truffe e avere il coraggio di farlo per crescere come cittadini e comunità e contattare i Carabinieri.

L’evento si è concluso con alcune testimonianze di truffe subìte degli appartenenti al Comitato Pensionati e di altri presenti, degustando una cioccolata calda e pasticcini e ridandosi appuntamento per il prossimo incontro del 21 febbraio 2014 sempre presso la Biblioteca Comunale di Parete.

Caterina Corsica


giovedì 6 febbraio 2014

Boss in fuga in concomitanza dell'approvazione del Decreto "Svuotacarceri"

Boss in fuga in concomitanza dell'approvazione del Decreto "Svuotacarceri"
Umanità e sicurezza possono e devono convivere.



I boss in fuga ora sono due, lo Stato beffato dalla Mafia appena dopo l’approvazione del decreto “svuotacarceri”. L’evasione dell’ergastolano Domenico Cutrì e del boss della ‘ndrangheta Saverio “Saro” Mammoliti  arrivano come un fulmine a ciel sereno su politica e magistratura.  Prevedibili infatti, ma non giustificabili, sono le reazioni di chi adesso invoca celle sbarrate e inasprimenti di pena. Giustificabili invece sono le preoccupazioni per le evidenti falle nel sistema giudiziario. Intanto quello che dovrebbe vedersi solo nei telefilm, è accaduto , purtroppo, anche nella realtà. L’altro giorno infatti, l’ergastolano Domenico Cutrì è evaso dal penitenziario di Gallarate mediante un assalto alla polizia penitenziaria, tipico da set cinematografico, dove in seguito ad una sparatoria ha perso la vita il fratello. Cutrì doveva rispondere dell’omicidio di un polacco 22enne che sarebbe stato ucciso per motivi passionali. Ritenuto un soggetto molto pericoloso, i pm stanno cercando di chiudere le indagini e catturare l’uomo che sarebbe armato e scortato, in poche ore. Si cercano anche il fratello minore e il padre del Cutrì.
Saro Mammoliti è un ex ‘ndranghetista, collaboratore di giustizia che dopo la condanna a 13 anni e 10 mesi per le intimidazioni ai danni della Cooperativa Valle del Marro, è fuggito dalla casa di Tivoli dove viveva. Da collaboratore a latitante, ha effettuato un vero e proprio trasloco, portando con sé mobili e suppellettili e lasciando anche un biglietto: “me ne vado perché la condanna è stata un’ingiustizia”. Scacco matto della Mafia allo Stato che perde ancora una volta su un terreno fertile come quello criminale; le evasioni dei boss calabresi, vanno ad unirsi alle minacce di Cosa Nostra in un’unica e sola offensiva ai danni dello Stato, ma, in particolare ai danni delle Istituzioni. Parliamo di Totò Riina, indiscusso capo di Cosa Nostra, che nonostante sia in regime di 41 bis, lancia minacce di morte ai PM di Palermo; e di Matteo Messina Denaro, latitante da anni, che manda messaggi di morte ai PM di Trapani. Allora, se da un lato bisogna garantire carceri umane per tutti, violenti compresi, dall’altro, bisogna garantire il rispetto delle norme, tutelare i cittadini, in particolare chi sceglie di denunciare i criminali perché c’è  chi teme un’uscita in massa di grandi mafiosi e malavitosi, timore rafforzato dalle due grandi evasioni. Il decreto approvato ieri sera va a dare non solo risposta alle contestazioni europee ma anche ai provvedimenti-tampone effettuati in precedenza. Conosciamo meglio questo decreto:

LE NOVITA’ DELLO “ SVUOTACARCERI”
Ecco che cosa prevede il decreto, dall'affidamento in prova agli sconti per i detenuti più meritevoli, dagli incentivi per usare i braccialetti elettronici all'espulsione degli stranieri ristretti in carcere. Sono alcune delle novità che si introducono con il decreto "svuotacarceri". Il provvedimento prevede anche più diritti per i detenuti, in particolare con l'istituzione della figura del Garante:

Braccialetti elettronici
Gli strumenti elettronici di controllo saranno la regola, non più l'eccezione. Nel disporre i domiciliari, il giudice li prescrive solo se necessari; dovrà prescriverli in ogni caso, a meno che non ne escluda la necessità. Si rovescia cioè l'onere motivazionale, con l'obiettivo di assicurare un controllo più costante e capillare senza ulteriore aggravio per le forze di polizia.

Piccolo spaccio
L'attenuante di "lieve entità" nel delitto di detenzione e cessione illecita di stupefacenti diventa reato autonomo. Per il piccolo spaccio, in altri termini, niente più bilanciamento delle circostanze, con il rischio che l'equivalenza con le aggravanti come la recidiva porti a pene sproporzionate. Viene anche meno il divieto di disporre per più di due volte l'affidamento terapeutico al servizio sociale dei condannati tossico/alcool dipendenti. Ai minorenni tossicodipendenti accusati per piccolo spaccio sono applicabili le misure cautelari con invio in comunità.

Affidamento in prova
Si spinge fino a quattro anni il limite di pena che consente l'affidamento in prova ai servizi sociali, ma su presupposti più gravosi rispetto all'ipotesi ordinaria che resta tarata sui tre anni. Si rafforzano inoltre i poteri d'urgenza del magistrato di sorveglianza.
Liberazione anticipata speciale
In via temporanea sale da 45 a 75 giorni a semestre la detrazione di pena concessa con la liberazione anticipata. L'ulteriore "sconto", che comunque non vale in caso di affidamento in prova e detenzione domiciliare, è tuttavia applicato in seguito a valutazione sulla "meritevolezza" del beneficio. Sono in ogni caso esclusi i condannati di mafia o per altri gravi delitti.

Detenzione domiciliare
Acquista carattere permanente la disposizione che consente di scontare presso il domicilio la pena detentiva non superiore a diciotto mesi. Restano ferme, peraltro, le esclusioni già previste per i delitti gravi o per altre particolari circostanze.
Espulsione detenuti stranieri
E' ampliato il campo dell'espulsione come misura alternativa alla detenzione. Non solo vi rientra lo straniero che debba scontare due anni di pena, ma anche chi è condannato per un delitto previsto dal testo unico sull'immigrazione purché la pena prevista non sia superiore nel massimo a due anni e chi è condannato per rapina o estorsione aggravate. Oltre a meglio delineare i diversi ruoli del direttore del carcere, questore e magistrato di sorveglianza, viene velocizzata già dall'ingresso in carcere la procedura di identificazione per rendere effettiva l'esecuzione dell'espulsione.

Garante dei detenuti
Presso il ministero della Giustizia è istituito il Garante nazionale dei diritti dei detenuti. Un collegio di tre membri, scelti tra esperti indipendenti, che resteranno in carica per cinque anni non prorogabili. Compito del Garante nazionale è vigilare sul rispetto dei diritti umani nelle carceri e nei Cie. Può liberamente accedere in qualunque struttura, chiedere informazioni e documenti, formulare specifiche raccomandazioni all'amministrazione penitenziaria. Ogni anno il Garante trasmette al Parlamento una relazione sull'attività svolta.

Reclami e diritti
Si va dall'ampliamento della platea di destinatari dei reclami in via amministrativa a maggiori garanzie giurisdizionali nel reclamo davanti al giudice contro sanzioni disciplinari o inosservanze che pregiudichino diritti. In particolare, è prevista una procedura specifica a garanzia dell'ottemperanza alle decisioni del magistrato di sorveglianza da parte dell'amministrazione penitenziaria.


Un detenuto recuperato è un Criminale in meno. Umanità e Sicurezza possono e devono convivere.

Alice Buonanno

venerdì 31 gennaio 2014

Il Teatro Comunale di Caserta intitolato a Costantino Parravano

Il Teatro Comunale di Caserta intitolato a Costantino Parravano

Illustre cittadino casertano, farmacista, politico, presidente della Camera di Commercio di Terra di Lavoro e compositore, Parravano nacque nel 1841 e si distinse per il grande impegno a servizio della città e per le sue opere, frutto degli anni di studio trascorsi in conservatorio a Napoli, dove per maestri ebbe i ben noti Mercadante e Ruta.
Un personaggio eclettico, attento alle sorti artistiche della città della Reggia, orgoglioso della sua appartenenza a Caserta, promotore di attività culturali e attento alla gestione della città. È così che viene descritto Costantino Parravano da chi è intervenuto all’evento organizzato in occasione dell’intitolazione del Teatro Comunale, già Teatro Regina Isabella.

Sul palco, prima di dare spazio ai giovani, ma soprattutto talentuosi musicisti del Campania String Quartet, che hanno eseguito alcune delle opere del compositore casertano, sono intervenuti il Sindaco Pio del Gaudio, l’assessore alla cultura Felicita De Negri e la studiosa Anna Giordano, che ha affermato: “Ora che abbiamo dato un nome al nostra teatro, dobbiamo fare lo stesso con la nostra università, che da anni rivendica l’appartenenza alla città di Caserta”.  

Prima dell’esibizione, il direttore artistico della manifestazione Ivano Caiazza, ha consegnato il premio “Costantino Parravano 2014” al Maestro Roberto De Simone.

L’intera organizzazione è stata promossa e curata dalla nostra Jessica Musto, ex studentessa della Jean Monnet, intervenuta all’evento in qualità di presidente dell’Associazione “Costantino Parravano” e pronipote del compositore. Nel suo intervento, Jessica si è detta molto emozionata, soprattutto per aver realizzato il sogno della nonna, Adriana Gallo, che conservava gelosamente gli spartiti di Parravano. 

Francesca Mastrogiacomo


venerdì 24 gennaio 2014

Salviamo la Terra dei Fuochi

        Una Terra da salvare: la Terra dei Fuochi

Francesco, 8 anni di Capodrise; Tonia, 6 anni di Acerra, Rossella 46 anni, madre di 3 figli ha perso il marito a soli 35 anni. Queste sono solo tre delle tante vittime che i comuni tra Caserta e Napoli, denominati “Terra dei Fuochi”, stanno perdendo a causa di un unico male: il CANCRO. Da anni nei comuni di Caserta, Napoli, Aversa, Nola, Acerra, Capua e Pozzuoli si sversano rifiuti di ogni genere, è il business più fruttifero della camorra ma che miete più vittime e sta diventando una vera e propria strage. Le nostre campagne sono state derubate e le nostre terre avvelenate da chi ha solo sete di denaro e potere. L’anno scorso, i vescovi dei sopra citati comuni, hanno firmato un documento per gridare il loro sdegno e le loro preoccupazioni per lo scempio che si perpetua nelle terre affidate alle loro cure pastorali. In particolare, Don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano e Don Angelo Spinillo, titolare della diocesi di Aversa ed ex presidente della CEI, sono le persone che più si stanno adoperando nel tentativo di bloccare questo scempio e di avere risposte dalle Istituzioni. Don Patriciello ha avuto un colloquio con l’ex re dei rifiuti, Carmine Schiavone, pentito attualmente detenuto in regime di 41bis. Gli ha chiesto dove fossero stati interrati i rifiuti, di quante tonnellate si parlava e se c’era speranza per il nostro popolo. Il pentito non nega, inizia a raccontare di come furono fatti arrivare i rifiuti in Campania e perché. Schiavone parla di intrallazzi tra camorra, politici corrotti, afferma che all’inizio né i camorristi, né i contadini che diedero l’assenso per lo sversamento nelle terre avessero capito bene di cosa si trattasse, così iniziarono ad arrivare rifiuti tossici dal Nord. Egli afferma che solo quando si rese conto di ciò che stava accadendo alle nostre terre e alla nostra gente decise di collaborare con la giustizia. Fra i siti certi di sversamento, indica il campo sportivo di Casal di Principe, luogo dove giocano migliaia di ragazzi, dice anche di essere pessimista sulla bonifica delle terre avvelenate perché ci vorrebbero miliardi di euro che lo Stato non ha. I cittadini di Caivano sono divisi, c’è chi incoraggia il lavoro di Don Patriciello che tutt’ora riceve minacce per le sue inchieste e chi invece protesta perché i prodotti delle terre di Caivano no si vendono più; ma è giusto dire la verità perché noi, i nostri bambini non possiamo ingerire cibi avvelenati. Tutti hanno ragione, sia chi incoraggia sia chi protesta, ma la domanda che bisogna porsi è: “Chi protesta oggi, dov’era quando i camion scaricavano rifiuti pericolosi sui terreni? Perché non hanno denunciato?” Le terre di Caivano e non solo, stanno vomitando veleni di ogni tipo. Da Caivano ci spostiamo a Caserta, precisamente ad Orta di Atella dove è andata in fiamme Eurocompost, una fabbrica chiusa da tempo diventata deposito di acidi e solventi. Nel capannone è bruciato di tutto e i vigili del fuoco hanno impegato ore per domare le fiamme mentre una colonna di fumo nero e oleoso si vedeva a chilometri di distanza,  mentre ceneri tossiche ricadevano lentamente su pomodori, peperoni e melanzane ( che arriveranno sulle tavole di mezza Italia) e la puzza nauseabonda raggiungeva le cittadine vicine. Passiamo ora per Trentola-Ducenta, altro comune del casertano al confine con i comuni di Aversa e San Marcellino, dove il lungo cavalcavia dell’Asse Mediano è completamente annerito. Il tutto a causa dei roghi tossici, ma quello che più preoccupa è che la struttura in cemento armato dà segni di cedimento. Siamo sotto le quattro corsie della strada che unisce Marcianise a Napoli, strada provinciale 335, arteria importantissima e trafficatissima diventata inceneritore delle ecomafie. Essendo zona di confine, è zona di nessuno perché i controlli sono inesistenti. Di fianco ci sono i cimiteri, vecchio e nuovo ed anche il cimitero di San Marcellino, ma già diventati luogo di scarico rifiuti. Non si tratta però di rifiuti normali, ma di rifiuti tossici, pneumatici, amianto, sbriciolato, scarti di industrie tessili, calzature, plastica, tubi, elettrodomestici, pellami, prodotti chimici; dall’altro lato frutteti, case e defunti. Il forno però a pieno regime, si scarica, si brucia alla faccia della salute, dell’ambiente e della sicurezza. Le Istituzioni fino ad ora in silenzio, sembrano aver sentito il grido d’allarme dei cittadini che chiedono interventi di bonifica del territorio e sanzioni più dure a chi appicca i fuochi. Poco tempo fa a Caivano è venuta in visita il ministro delle politiche agricole De Girolamo che ha promesso di avere a cuore la questione dei rifiuti. Il ministro dell’Ambiente Orlando ha detto che manterrà le promesse fatte anche se serve tempo perché non si può risolvere in poco tempo un problema che giace da anni. Il ministro della salute Lorenzin ha avviato una valutazione epidemiologica nelle zone della Campania interessate dallo smaltimento abusivo di rifiuti perché i numeri delle statistiche tumorali sono aumentati in Campania. L’ultima richiesta di giustizia è pervenuta al Presidente della Repubblica Napolitano dal Comitato Terra dei Fuochi che è rimasto scioccato dalle dichiarazioni del pentito Schiavone. Lo Stato sapeva, lo Stato sa ma resta a guardare in silenzio e intanto la terra dove abitano due milioni di persone si continua a scaricare e a bruciare rifiuti nell’indifferenza più totale. Ma il cancro non aspetta, i veleni non aspettano!

I numeri per renderci conto:

1994: in un campo di Santa Maria La Fossa vengono ritrovati 120 fusti, ognuno dei quali è di 2 metri di altezza e 6 quintali di peso, contenente materiali chimici velenosi.

2000: la Procura di Santa Maria Capua Vetere scopre un traffico di arsenico, cadmio, zinco: 120milioni di tonnellate.

2001: la Procura di Milano scopre un traffico di rifiuti tossici per 20mila tonnellate dalle province di Bergamo, Brescia alle discariche abusive del Casertano.

2004:l’inchiesta “Terra Mia” mette in luce 35 discariche abusive nei comuni di Nola, Acerra, Marigliano dove almeno 120 ettari di terreno sono contaminati.

2006: la Procura di Napoli inizia un’inchiesta conclusasi lo scorso Dicembre che mette in luce come nella discarica Resit di Giugliano siano state interrate 57.900 tonnellate di percolato derivante da 806.590 tonnellate di rifiuti. Inoltre nelle terre e nelle falde acquifere sono state trovate dicloropropano e tri-tetra-cloroetilene in quantità maggiori rispetto alla soglia consentita dalla legge.

Tasso di mortalità per tumori:
Napoli e provincia: 47% uomini e 40% donne
Caserta e provincia: 28,4% uomini e 32,7% donne
Fonte: Istituto Nazionale per i tumori “Pascale” –Napoli- 

Alice Buonanno

La Monaca di Monza del XXI Secolo

La Monaca di Monza del XXI Secolo
«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei »
Mosè Bianchi, La Monaca di Monza (1867)


"Quel lato del monastero era contiguo a una casa abitata da un giovine scellerato di professione. Il nostro manoscritto lo nomina Egidio, senza parlar del casato. Costui, da una sua finestrina che dominava un cortiletto di quel quartiere, avendo veduta Gertrude qualche volta passare o girandolar lì, per ozio, allettato anzi che atterrito dai pericoli e dall'empietà dell'impresa, un giorno osò rivolgerle il discorso. La sventurata rispose..." (Capitolo X – I Promessi Sposi)

In questi giorni i media hanno riportato la storia di due donne straordinarie che hanno riconosciuto il diritto alla vita ai loro figli. Due donne totalmente diverse con vite diverse: una suora che ha violato il voto di castità e una diciassettenne costretta dai genitori a vendere il nascituro. Avrebbero potuto scegliere una strada più facile ovvero quella dell’aborto, ma sono donne straordinarie proprio perché andando controcorrente hanno scelto la Vita.
All’indomani di questi eventi Papa Francesco nella consueta Messa alla Casa Santa Marta afferma che il nostro Dio è il Dio delle sorprese e delle novità.
Forse che una diciassettenne diventasse madre non ha fatto così scalpore quanto la storia sorprendente della suora-madre. Come mai? Perché indossa un abito religioso?
E pure l’abito non fa il monaco, perciò si dovrebbe essere cauti nel giudicare gli altri. Dio ci ha fatti di libero arbitrio nel bene e nel male ma resta anche un Dio misericordioso.
La suora ha affermato che è un dono di Dio e che si sente più mamma che suora e che vuole prendersi cura del suo piccolo Francesco, che qualche lingua tagliente ha addirittura arrivato a  definirlo come il “secondo Gesù Cristo”!
Chi di noi non ha scheletri nell’armadio? Ora c’è chi è potuto essere più fortunato e quindi è stato più furbo a nascondere i misfatti della propria esistenza e chi invece ha preferito mettersi a nudo.
Quando Papa Benedetto XVI decise di rinunciare al Pontificato la notizia fece scalpore ma se anziché incrementare i gossip ci convincessimo che nulla succede per caso e che Dio non toglie nulla se non per prepararci ad un bene maggiore, sapremmo apprezzare di più i frutti del Pontificato di Papa Francesco. Possa essere anche la suora di Rieti con il suo piccolo Francesco uno strumento attraverso il quale la Chiesa possa rivedere alcuni schemi dottrinali più imposti dall’uomo quanto dallo stesso Dio.

Se è vero che la suora ha violato il voto di castità, è altrettanto vero che è una comune mortale come tutti noi, che non possiamo ritenerci certamente rispettosi di tutte le regole del Creato. Avrà anche violato il voto di castità ma non ha violato il quinto comandamento: non uccidere, un principio quindi in contrapposizione con l’altro!!! La miglior risposta sarebbe ‘Non lo doveva fare e basta!!!’. Ma chi siamo noi per dire ciò che sia giusto o sbagliato? E se facesse parte di un disegno divino come afferma la suora-madre? Per la suora le porte della Chiesa non si sono chiuse, mentre tante nostre porte si. Concludiamo dicendo che Dio sa quello che fa anche se talvolta ci sorprende con il suo modo un po’ bizzarro di operare. La neo mamma e il suo piccolo Francesco si stanno affidando solo ad un disegno divino e non possiamo fare altro che augurare i nostri più sinceri auguri per una nuova Vita!!! 

Caterina Corsica

venerdì 20 settembre 2013

Ennesima Storia all'Italiana!!!!

Scandalo alla Sapienza: vincitori del concorso noti già un mese prima.
Il concorso per la scuola di specializzazione di Cardiologia dell’ospedale Umberto I di Roma, nosocomio collegato alla più grande università d’Europa, è sicuramente uno dei più importanti e ambiti dell’ateneo romano. La notizia pubblicata oggi dal quotidiano “La Repubblica” secondo la quale il concorso sarebbe stato abilmente pilotato, è una di quelle che sicuramente non può passare inosservata. Una mail di un “medico deluso”  arrivata nella casella email del popolare giornale, anticipava quasi un mese prima i vincitori della cattedra Cardiologia I del professor Francesco Fedele, ma non solo, venivano addirittura nominati gli esclusi con curriculum eccellenti che invece avrebbero ampiamente meritato il posto. Tutto esatto, le previsioni dell’anonimo segnalatore, all’indomani della pubblicazione dei risultati, si rivelano precisissime. Ma come ci si può stupire, se nell’ateneo della famiglia Frati lo stesso figlio del rettore, appartenente anche lui alla facoltà di Medicina, è diventato professore ordinario di Cardiochirurgia all’età record di 35 anni, impensabile per chiunque altro? E allora come possiamo stupirci se uno dei prescelti a vincere il concorso è proprio il tirapiedi del professor Fedele, suo instancabile autista e accompagnatore in convegni, seminari e spese private?
La gravità di quanto accaduto alla Sapienza però val al di là del mero conseguimento di obbiettivi universitari, in quanto si sta parlando di carriere mediche, che hanno ripercussioni gravi su tutto il sistema sanitario nazionale, in quanto medici preparati e competenti vengono lasciati indietro per far spazio a persone sicuramente meno preparate, ma con più santi in Paradiso, che non potranno combinare che guai una volta abilitati ad esercitare la professione, da qui i casi sempre più frequenti di “malasanità”.
Ma questa è solo la punta dell’iceberg di un sistema universitario completamente assoggettato al potere forte di rettori e professori che non si fanno alcuno scrupolo a favorire i propri amici, figli, nipoti, amici di amici nella carriera universitaria, e l’abbiamo visto all’Università di Cagliari, di Bari, di Palermo, di Messina, di Tor Vergata a Roma e tante altre. Il cambiamento quindi non può che venire da noi studenti a cui non interessano sotterfugi e raccomandazioni, che siamo la parte sana dell’Università, denunciare per fermare queste vergogne, non avere paura di mettersi contro un professore potente che crede di poter avere il controllo su tutto e tutti, gestendo la propria cattedra come fossero affari suoi e della sua famiglia. Il nepotismo è il vero cancro del nostro sistema scolastico,  la cura migliore è il coraggio, coraggio di non tacere di fronte alle ingiustizie. 

Raffaele Ausiello

venerdì 5 luglio 2013

Agonia per lo stato di salute del leader sudafricano

I suoi parenti sono consapevoli della sua probabile dipartita

GRAVI LE CONDIZIONI DI MANDELA

Ennesima prova per l'ex presidente sudafricano

 

 

Tutto il mondo è in ansia per le precarie condizioni di salute di Nelson Mandela, primo presidente sudafricano di colore, che ha dedicato la sua vita nella lotta contro il razzismo e l'AIDS.
Attualmente è ricoverato nell'ospedale di Pretoria, dopo esserne stato dimesso il 6 aprile per un'infezione polmonare connessa alla TBC contratta durante il periodo di prigionia.
I suoi familiari dichiarano di essere consapevoli che potrebbe essere il suo ultimo periodo di vita avendo la veneranda età di 94 anni.

Le ultime voci parlano di uno stato vegetativo e di condizioni critiche, tanto che secondo il legale della famiglia, David Smith, i medici avrebbero consigliato ai parenti di staccare la spina alla macchina che lo tiene artificialmente in vita.

Barack Obama si sente molto vicino a Mandela, essendo stati entrambi i  primi presidenti di colore delle loro rispettive nazioni. Egli, durante il suo viaggio istituzionale in Africa, aveva intenzione di incontrare il Madiba ma, visto le sue precarie condizioni, ha preferito dare conforto ai suoi familiari.
Durante un meeting con i giovani tenutosi a Soweto, ha raccomandato loro di ispirarsi a Mandela.
La visita del presidente americano ha anche sollevato molte critiche sfociate in protesta da parte di alcuni oppositori.

Oggi noi tutti ricordiamo le sue lotte per i diritti civili, sociali, politici che venivano soffocate durante il periodo dell'Apartheid dove la minoranza bianca governava sul paese a discapito della maggioranza composta da persone di colore e per il suo impegno contro l'HIV anche se ha ricevuto molte critiche per il suo operato.

Per i suoi impegni intrapresi durante la sua carriera gli vengono conferite delle onorificenze tra i quali l'Order of St. John dalla regina dell'U.K. Elisabetta II, il Presidential Medal of Freedom da parte di George W. Bush; dal 2010 ogni 18 luglio in occasione del suo compleanno si celebra il Nelson Mandela International Day dove sono presenti artisti e politici di fama mondiale, gli sono stati dedicati dei film tra i quali "Invictus" di Clint Eastwood con Morgan Freeman e Matt Damon e "Il colore della libertà" di Bille August dove racconta il rapporto tra Mandela ed il suo secondino che ne seguì le vicende per lunghi anni.

Nelson Mandela è un personaggio ricordato per le lotte effettuate per il raggiungimento dei suoi ideali tra i quali l'uguaglianza e la solidarietà.

Sandra Barbaro

martedì 11 giugno 2013

1984-2013: il ritorno al Big Brother


Privacy violata in America, bufera sull’amministrazione Obama

 

 


La visione di Orwell fu tanto lucida da aver inciso negli anni le coscienze degli individui creando terrore per il Grande Fratello. La paura dell’essere osservati continuamente è ciò che terrorizza, poiché ci si sente mossi come burattini all’interno della società. In questi giorni una rilettura di Orwell è una cosa utile, perché la quotidianità impone un ripensamento sul rapporto tra le persone e la tecnologia. Non è questione di superficialità ne di complotti ma soltanto di inquadrare la realtà e capire cosa stia succedendo e chi sta approfittando della situazione.

La sicurezza è diventata un concetto relativo, così come successo come il concetto di privacy. Il problema è che tutto ciò succede esattamente nel momento in cui l’individuo trasferisce sul digitale la propria socialità     ( amicizie, affetti), la propria identità,le proprie informazioni,il proprio lavoro ed il proprio tempo libero. In questo passaggio cruciale, le ombre  descritte da Orwell tornano negli incubi delle persone, e vista l’attualità non potrebbe essere altrimenti.

Ed è ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni in America, con la bufera  scatenata sull’amministrazione  Obama dopo la scoperta che l’agenzia per la sicurezza nazionale e l’FBI ( Federal Bereau of Investigation) spiano milioni di cittadini se pure in nome della sicurezza del paese, a prescindere dalla loro attinenza agli attacchi terroristici.

Così una compagnia telefonica ha scoperto di essere sotto controllo, stessa situazione per altri fornitori di servizi telefonici, ma i controlli a tappeto coinvolgono anche il web, poiché  le due agenzie per la sicurezza nazionale hanno accesso ai movimenti degli utenti su google,yahoo,facebook,skype,yotube,
americaonline, vengono controllati gli arichivi personali, le fotografie, le mail, i files, le videoconferenze e altro ancora.

Questo programma denominato “Prims” al quale Microsoft ha aderito sin dall’inizio è stato creato a nome della sicurezza nazionale e riprende le misure di controllo volute da Bush con il Patriot Act  tracciando una linea di continuità tra quel provvedimento dettato dalla paura, all’indomani dell’attacco all’America dell’11 Settembre del 2001, e lo scandalo di oggi.

<< Vengono controllati solo i cittadini non americani>> 
prova a difendersi una fonte anonima dell’amministrazione << non viene ascoltato il contenuto delle telefonate ma solo tracciata la loro provenienza e destinazione>>.

Spiegazione che non ha convinto gli americani gelosi della loro privacy, sia che si tratti di intercettazioni telefoniche sia di ordini segreti per eliminare i rischi di attacchi terroristici,cittadini americani che si sentono sotto l’occhio del “Grande Fratello” proprio come in passato.


Paola Iaia

venerdì 7 giugno 2013

Astensionismo Elettorale, la sconfitta dell’intelligenza umana.

“Il suffragio universale è il principio secondo il quale tutti i cittadini maggiorenni, senza restrizioni di ceto, istruzione e sesso, possono partecipare alle elezioni politiche e amministrative e alle altre consultazioni pubbliche, come i referendum, garantendo loro il diritto di voto come unica espressione di democrazia diretta dal basso (si ammette tuttavia che in caso di condanna per determinati reati, al condannato si possa sospendere il diritto di voto, temporaneamente o permanentemente). Storicamente si può distinguere tra il suffragio universale maschile, con restrizione al solo sesso maschile, e il suffragio universale propriamente detto, che comprende il completo suffragio femminile. Il suffragio universale è opposto al suffragio ristretto, in cui a votare sono solo coloro che rispettano certi requisiti.”   (Fonte: Wikipedia)

Nell’ aprile 1912, mentre il Titanic affondava, aprendo dopo pochi mesi il dibattito sui diritti del cittadino in mare, in Italia il diritto di voto riceveva la prima delle verifiche che lo avrebbero portato a diventare l’arma chiave per produrre il cambiamento che oggi molti ignorano. Con legge 20 Giugno 1912, n.666, il suffragio universale maschile fu esteso a tutti i cittadini con età maggiore a trent’anni.  Da quell’anno lo sviluppo è stato lungo e travagliato. Prima un decreto nel 1945 da parte dal Consiglio dei ministri, presieduto da Ivanoe Bonomi che ha riconosciuto il diritto di voto alle donne, durante il periodo in cui l’Italia era sotto il dominio tedesco e divisa in due; poi l’utilizzo pratico di questo nuovo suffragio durante l’elezione del 2/3 giugno del 1946 per scegliere la forma di Stato.

Successivamente, l’Assemblea Costituente-il 22 dicembre 1947- approva la Costituzione Italiana che andrà in vigore il gennaio dell’anno successivo; agli articoli 56 e 58 vengono stabilite le limitazioni del suffragio universale per le votazioni alla Camera dei Deputati, aperta a tutti i cittadini maggiorenni, e al Senato della Repubblica, a tutti i cittadini con età superiore ai 25 anni. L’art. 75 inoltre stabilisce che anche i referendum sono votati a suffragio universale.
Non è soltanto l’inizio dell’Avventura Repubblicana del nostro paese, ma anche di quella elettorale che ha visto la partecipazione delle donne e una più attiva del resto dell’elettorato.  

A cosa ci serve una premessa storica? Semplice. Oggi se chiediamo a un Italiano su 3 se ha fiducia nella politica e nell’esercizio del diritto di voto, dirà sinceramente di no. Tutti i politici temono il cosiddetto astensionismo elettorale, e cioè la pratica per cui a un appuntamento di voto, numerosi cittadini non si presentano alle urne rendendo tutta la procedura estremamente macchinosa e inefficiente. Un conto  però è parlare “scolasticamente” del problema, e un altro e ritrovarsi immersi in esso. Per anni si è parlato di un crollo della fiducia dei cittadini nelle sorde e ignoranti istituzioni politiche, ma nulla è valso a convincere una casta che ormai ha dovuto fare i conti all’improvviso con le responsabilità. Alle precedenti elezioni di febbraio (senza introdurre dati riguardo i partiti) è nato un nuovo partito: L’astensionismo. Nei salotti dei talk show o dei TG che hanno commentato tutta la procedura di voto durata due giorni pieni e delicati, si è parlato di come sempre più cittadini abbiano preferito evadere la loro responsabilità per dedicarsi ad altro. Tante schede nulle o bianche; tanti dubbi sulla legge elettorale, insomma, da febbraio l’incubo degli analisti e dei politici è diventato realtà.

Quando le telecamere dei giornalisti incrociavano sguardi e parole dei passanti in tanti hanno risposto che il voto era inutile: “Sono tutti uguali.”  
Che dire? È come fare di tutta l’erba un fascio. Onde evitare di commentare scelte ideologiche, non si può prescindere dal parlare di un fenomeno per il quale sempre più elettori preferiscono non votare perché di politica proprio non ne capiscono nulla, e inconsciamente, astenendosi dal soddisfare il diritto di voto, si legittima un sistema di menzogne e intrighi sottobanco. Ma come mai gli elettori assenti sono colpevoli più di chi ha votato? Perché le assenze abbassano il quorum, danno pane ai giornalisti (quelli pagati a occasione e poco professionali) di infangare l’onore dei cittadini di un paese in ginocchio chiamandoli “fannulloni”, e soprattutto rendono il cambiamento di classe politica difficile da attuare. Se andassimo tutti alle urne quando ci viene chiesto, oggi vivremmo in un paese in evoluzione e senza quel surrogato politico che ci ritroviamo in tv ogni giorno e che sembra non volersi scollare dalle poltrone.

Quanti più cittadini votano, più le grandi coalizioni tremano. Può sembrare una sciocchezza ma in realtà se facciamo un’indagine, il cittadino affamato di politica che legge e s’informa riesce a piegare le inefficienze delle grandi coalizioni votando magari per partiti più piccoli o nuovi dove tante figure giovani si mettono in gioco. Purtroppo però spesso queste persone, appunto perché capiscono troppo, vengono sconfitte moralmente e non vanno a votare, oppure lo fanno ma in numero ristretto. Il pericolo vero è proprio è chi vota senza coscienza sotto l’influsso di promesse irrealizzabili. Ulteriore occasione di sdegno sono state le elezioni amministrative che hanno visto il coinvolgimento del comune di Roma. Domani e dopodomani si vota per il secondo turno, ma si prevede già una tragedia tra le urne perché nella tornata precedente soltanto un romano su due è andato a votare. Purtroppo c’è da dire che se non si fa uno sforzo collettivo, il non andare a votare non significa affatto un gesto di protesta, ma anzi un’ulteriore anestesia ai movimenti cittadini che reclamano dignità e politica seria. 
La nostra Costituzione, il NOSTRO diritto di voto e il suffragio universale sono nati in conseguenza di una guerra mondiale, e non con “simpatici” dibattiti organizzati in Parlamento. Se oggi possiamo prendere in mano la matita e con un piccolo gesto contribuire  ai cambiamenti nel NOSTRO PAESE, lo dobbiamo ad “eroi” della Repubblica che sono morti e che ogni giorno offendiamo lavandoci le mani e delegando il disastro politico a una casta di dubbia efficienza. Per concludere: non andare a votare è da stupidi, anticostituzionale (è un nostro diritto e dovere) ed è la sconfitta dell’intelligenza umana, perché con il voto si possono davvero cambiare le cose.  E quando per strada qualcuno solleva la questione dicendo: “Ma chi dobbiamo votare se sono tutti ladri?” Bisogna semplicemente rispondere che di partiti ce ne sono a sufficienza per soddisfare tutte le sfumature ideologiche e dare una possibilità a chi nella politica crede davvero.


 (di Guglielmo Ferrazzano)

martedì 4 giugno 2013

In cammino verso i palazzi del potere : gli europei si ribellano all’ Europa.


GERMANIA- Tutto è cominciato venerdì, a Francoforte, ed è proseguito per tre giorni. Un corteo di 2500 persone, si è diretto verso la Banca Centrale Europea (BCE),per protestare contro le politiche di austerity e contro gli attori finanziari colpevoli di aver generato la crisi. Da tutta l’ Europa hanno risposto all’appello del cartello Bloccupy Frankfurt che per il secondo anno consecutivo ha costruito la mobilitazione nella cittadina tedesca. Circa centocinquanta gli italiani.

I manifestanti hanno impedito ai dipendenti della Bce di raggiungere il proprio posto di lavoro, invitandoli ad unirsi alla protesta per bloccare l’operatività del distretto finanziario. Inoltre sono state bloccate le vie d’accesso agli uffici della Deutsche Bank. La protesta si è successivamente spostata nei pressi dell’aeroporto.
Una manifestazione tendenzialmente pacifica, anche se non sono mancati momenti di tensione che hanno spinto la polizia ad utilizzare spray urticanti al peperoncino contro la folla.

SPAGNA- Si marcia anche su Madrid. Si marcia contro la dittatura della “Troika” : Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea. In questo paese sei milioni i disoccupati vivono ai limiti della sopravvivenza.

PORTOGALLO- A Lisbona, dopo che il governo aveva annunciato un nuovo piano di austerità, i cittadini chiedono le dimissioni del presidente .

TURCHIA- La protesta si fà più aspra in Turchia dove si è appena concluso il quarto giorno di aspre contestazioni ad Ankara e Istanbul. I cortei vanno avanti da diversi giorni dopo l'annuncio del governo di voler distruggere gli alberi del Gezi Park di Istanbul per far posto ad un centro commerciale e si sono trasformati in manifestazioni politiche e trasversali: il bilancio di quella che è diventata una vera e propria rivolta parla ormai di oltre 1000 feriti , 1700 arresti e due morti.

Gli europei protestano, L’Unione Europea li osserva.
Decine di transenne a dividere l’Europa dai suoi abitanti. La polizia da un lato, i manifestanti dall’altro. Servirebbe pensare ad un’ Europa che badi meno ai numeri e di più alla tutela dei diritti dell’ individuo, alla promozione della sua crescita personale e collettiva ; un’ Europa che renda i suoi cittadini meno schiavi dei suoi vincoli. Questa la richiesta.

Che sia arrivata l’ora di una nuova primavera, stavolta europea?

di   Sonia Pellegrino

LOVE AND MARRIAGE: IL PRIMO MATRIMONIO GAY IN FRANCIA


 Celebrato a Montpellier il primo matrimonio gay della nazione.


Prima applicazione della legge promulgata dal Presidente Francois Hollande

MONTPELLIER- Il primo “si” gay della storia di Francia è stato pronunciato.  

Bruno Boileau e Vincent Autin si sono sposati nel municipio di Montpellier,uniti in matrimonio dal sindaco socialista, Helene Mandroux.

Il 29 Maggio 2013 è stato celebrato a Montpellier il primo matrimonio tra persone dello stesso sesso in Francia. Gli sposi sono Vincent Autin, 40 anni, e Bruno Boileau, 30 anni. La cerimonia si è svolta nella “Sala degli incontri” del municipio, erano presenti circa 300 invitati,compresi molti politici,dirigenti di varie associazioni e giornalisti. A celebrare la cerimonia è stata il sindaco della città, Helene Mandrou, che è da sempre sostenitrice del matrimonio gay.
Il loro matrimonio, seguito da circa 200 giornalisti provenienti da una ventina di paesi, è il primo ufficiale celebrato nel Paese dopo l’approvazione della legge Taubira e riscrive la storia francese, diventando cosi il 14esimo Paese a permettere l’unione tra persone dello stesso sesso.

La scelta di Montpellier per le prime nozze tra persone dello stesso sesso si deve proprio all’attivismo del sindaco negli ultimi anni. Nel settembre del 2012 il ministro dei diritti delle donne, Najat Belkacem-Vallaud, arrivò a Montpellier è incontrò Vincent Autin, che all’epoca era a capo di un’associazione in difesa dei diritti degli omosseali. Proprio quel giorno la ministra e il sindaco annunciarono che in quella città del sud della Francia si sarebbero svolte le prime nozze gay, se mai la legge promessa da Hollande fosse stata approvata.
Ed è stato proprio così, i due protagonisti sono riusciti a coronare il loro sogno d’amore.

A rovinare la giornata è stato un  piccolo gruppo di attivisti contrari alle nozze gay che, dopo aver superato lo schieramento delle forze dell’ordine, ha lanciato fumogeni vicino al municipio poco prima dell’arrivo degli sposi. Le contestazioni erano attese, ma sono state contenute.

Abbiamo assistito a un altro passo avanti della storia. Il progresso che si fa avanti tra la folla, tentando di cambiare il passato.
Ma nonostante ciò continueranno ad esserci coloro che lottano per l’unione tra uomo e donna, perché considerato l’unico “possibile” amore.
Non sappiamo cosa accadrà, quanti altri matrimoni gay ci saranno, e quanti altri verranno negati, ma c’è sempre questo barlume di luce che fa intravedere che si lotta ancora per i valori di un tempo, come l’amore appunto, che sia etero o omosessuale.


                                                                                                                 Paola Iaia
Fonte Immagine: Google

domenica 26 maggio 2013

- Il Degrado della Reggia di Caserta e…non solo -

- Il Degrado della Reggia di Caserta e…non solo -





Sara Malm, corrispondente del giornale inglese Daily Mail, scrive: “vandali e sciacalli minacciano il palazzo reale più maestoso al mondo”. Il sindaco Pio Del Gaudio è arrivato a chiedere l’intervento dell’esercito, mentre la sopraintendente Paola David, viene criticata dai sindacati e dai cittadini per la cattiva gestione del monumento vanvitelliano. Nell’articolo, la giornalista fa anche riferimento al fatto che il Palazzo Reale dei Borbone è stato anche set cinematografico di Stars Wars di George Lucas e di Mission Impossible.  Tutto quello che sta accadendo a Caserta in questi ultimi giorni sembra proprio una Mission Impossible.
 Dopo le polemiche e la diffida contro la David, presentata dai sindacati e dalla Corte dei Conti, Paolo Romano, Presidente del Consiglio Regionale della Campania, afferma di voler acquisire ufficialmente i dati economici e di bilancio relativi alla gestione della Reggia, affinchè, sia fatta chiarezza sulla validità e i criteri di gestione di questo importante sito culturale. Romano afferma, inoltre, che da anni il decadimento della Reggia sia dovuto alla mancanza di fondi. Ma Romano non ci crede in
quanto la sovraintendenza, tra 2012/2013, ha fatto convergere al sito 800mila€ per spese urgenti.
Ciò che ora preme sapere in Regione è quanto realmente incassa la Reggia, quanto viene speso e, soprattutto, come e con quali criteri. Tutto questo menefreghismo nella gestione del sito ha comportato gravo conseguenze per la Reggia di Caserta: alberi che crollano ad ogni alzata di vento, discariche di amianto rinvenute nel Parco, pesci che continuano a morire nelle vasche monumentali invase dalle alghe e non solo, abusivismo commerciale, la facciata che è a rischio crollo da un momento all’altro e per finire, dulcis in fundo, i varchi laterali dell’entrata erano diventati piccole piazze di stupefacenti, fortunatamente eliminate dalle forze dell’ordine pochi mesi fa.
 Intanto, il numero dei visitatori diminuisce sempre di più, dal 1998 sono addirittura dimezzati. La Reggia di Caserta, però, non esaurisce i problemi riguardanti i siti archeologici e artistici della Campania. La prossima settimana si terrà a Caserta, all’hotel Jolly, un incontro organizzato da “Italia Nostra” per discutere del futuro della Reggia di Caserta e della Reggia di Carditello. Quest’ultima, situata a San Tammaro, provincia di Caserta, è un altro sito neoclassico appartenuto ai Borbone che da molti anni verte in uno stato di totale abbandono. Il tribunale di S.Maria Capua Vetere del 2007, ha messo il sito all’asta per un valore di 20milioni di euro. C’è un modo per scongiurare la vendita del Real Sito di Carditello e restituirla alla pubblica fruizione?
Spostandoci nella provincia di Napoli, la situazione non è diversa da quella casertana. Possiamo parlare di morte dell’arte e della cultura. Partendo da Pompei, il senso di desolazione e non curanza che espongono l’intera area a crolli e degrado di ogni tipo, senza trascurare i danni, piccoli e grandi, creati dagli atteggiamenti irresponsabili di un turismo fai da te. Le migliaia di persone che accorrono a visitare il sito rimangono sconcertati di fronte a questo spettacolo di degrado. Sarebbe opportuno chiedersi: “ che fine facciano i soldi provenienti dalla vendita dei biglietti d’ingresso?” Andando verso il mare, arriviamo a Bacoli, dove si trova la più grande cisterna d’acqua costruita dagli antichi Romani, la Piscina Mirabilis. Sito che potrebbe attirare milioni di visitatori ogni anno ma che purtroppo, può essere visitato solo prenotando telefonicamente.
Tutto questo è inaccettabile, è indecoroso e vergognoso. La Campania potrebbe essere la Regione più bella e visitata d’Italia per la sua storia,  le tante bellezze.  Ma siamo sempre gli ultimi per il decoro e i primi per indecenza, menefreghismo e criminalità.
Rousseau sosteneva che uno Stato buono era possibile solo se “gli interessi di tutti i cittadini coincidano almeno in parte”. Qui purtroppo vige solo una legge ed è quella del: “MANGIO SOLO IO”. 

 di Alice Buonanno

venerdì 24 maggio 2013

Processo Fede-Mora-Minetti


Favoreggiamento della prostituzione minorile. Mora dice: “Erano solo cene”
<<Le donne e la cocaina favoriscono gli affari>> il motto dell’uomo politico italiano per antonomasia.
Proseguono le udienze del processo Fede-Mora-Minetti. Ruby depone in aula.


MILANO- Proseguono le udienze del processo Fede-Mora-Minetti sui quali grava l’accusa di favoreggiamento della prostituzione minorile.  Ruby depone in aula per la seconda volta. Non mancano contraddizioni nel suo racconto, diverso da quello di Berlusconi, diverso da quello delle altre ragazze, diverso da ciò che aveva in precedenza lei stessa dichiarato. Moltissimi i nomi che compaiono in questa faccenda. Fede, Mora, Minetti, Daddario, Letizia, Faggioli, Tarantini, Spinelli. La lista è lunga, così come la catena di eventi che ci porta fin qui. 

Facciamo dunque un passo indietro. La notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 Ruby si reca in questura a Milano per denunciare un furto. Sostenne che una ballerina, vecchia amica l’aveva riconosciuta e le avesse rubato circa tremila euro. Ruby era minorenne e si dispose che venisse mandata in una comunità. Alle 23.49 del 27 maggio 2010, giunse alla Questura una telefonata da parte di Silvio Berlusconi, il quale richiedeva l’immediato rilascio della minorenne e l’affido alla “Consigliera ministeriale” Nicole Minetti. Facciamo uno zoom su questo nome. Partendo dal presupposto che il “consigliere ministeriale” non è una carica istituzionale, vale la pena chiarire che Nicole Minetti era all’epoca nient’altro che una ex cubista entrata in politica per grazia di Silvio B. La carica di Nicole Minetti in questa faccenda, non è quella di “consigliera ministeriale” ma di “educatrice” o “guida” delle ragazze di Arcore. In quella telefonata alla questura Berlusconi commise il grave errore di inventarsi che Ruby fosse la nipote del presidente egiziano Mubarak. Chiaramente non era vero. Il 5 giugno 2010, Ruby denunciò di essere stata picchiata da Michelle Coinceicao, professione non specificata. La magistratura minorile le vietò tassativamente contatti con Nicole Minetti e la mandò  in una Comunità di suore.

 Ed è qui che entra in gioco Lele Mora, che chiese di adottare Ruby. Se la Minetti era la “guida” per le ragazze di Arcore, Mora era l’agente di spettacolo che le rintracciava. Fede quello che selezionava le migliori. La giovane marocchina inizia a parlare per la prima volta di Bunga-Bunga e descrive le serate a luci rosse di Arcore. Non erano cene, o meglio lo erano, ma il dopocena consisteva in uno squallido gioco di seduzione. Le ragazze si spogliavano, il Cavaliere le toccava e loro facevano lo stesso. Perché quelle ragazze si “spogliavano”? Fu proprio Ruby, la prima a dire che quelle ragazze si prostravano a tali giochi previa ricompensa di somma in denaro (contante). E se facevano una buona “gavetta” l’ex Premier prometteva loro case, e lavoro in Parlamento o in tv. Ciò che Ruby confessò nel 2010 venne ampiamente confermato da altre ragazze che erano solite frequentare i giochi a luci rosse di Arcore. Parlarono di “puttanaio”, qualcuna dichiarò di essere “inorridita” da quel genere di mondanità. 

Tramite il sistema di intercettazioni telefoniche saltò fuori di nuovo la parola “bunga-bunga”. La conversazione era tra Emilio Fede e la Santanchè. Che cos’era il bunga-bunga? Ancora silenzio. Quando scattarono le perquisizioni in via Olgettina 65 (dove risiedevano le ragazze) il ragionier Spinelli-ecco chi è- collaboratore di Berlusconi, oppose il divieto d’accesso poiché, spiegò, si trattava della dimora di un parlamentare. L’ex premier comprava appartamenti che facessero da dimora alle prostitute? Dopo che la Procura inviò a Berlusconi l’invito a comparire, si giunse al Processo. Berlusconi venne rinviato a giudizio. Processo a parte quello per Fede-Mora-Minetti. Ruby ha deposto in aula due volte. Le sue dichiarazioni appaiono molto contradditorie rispetto a quelle del 2010.

 In una telefonata risalente proprio a quell’anno, Berlusconi adirato contro la stampa per aver reso nota la faccenda Ruby, le disse di “fingersi anche pazza se era necessario”. Doveva salvarlo. Ma qual era il prezzo da pagare? Ruby avrebbe negato le precedenti dichiarazioni, e il Cesare l’avrebbe ricoperta d’oro. Ma l’intercettazione della telefonata non è di per sé una prova? Se in quella conversazione telefonica Berlusconi disse “mi devi salvare…devi fingere”, queste parole non sono sufficienti a provare che in effetti il losco c’era? Ruby ha dichiarato nel recente processo che le feste ad Arcore consistevano in cene e travestimenti. Nient’altro. Mora sostiene lo stesso. 

Eppure in altre intercettazioni si riscontra che le ragazze trattavano chiaramente il prezzo della loro prestazione. Insomma di cosa si tratta? È forse, questo il solito gioco di dichiarazioni e smentite in attesa che il processo vada in prescrizione? Sono questi e molti altri, i fatti che progressivamente negli ultimi anni  hanno aperto un divario tra le istituzioni e l’opinione pubblica. Divario che oggi conduce al disprezzo per la classe dirigente corrotta e manipolatrice. Sorge spontanea una domanda: che cos’è l’Italia se non una spietata compravendita di cose e persone?

di Gabriella Castaldo