lunedì 18 marzo 2013

Riformulare L'Economia: Soluzioni alla Crisi dal Terzo Settore di Grasso Remo


In data 11 Marzo è stato reso noto, alla presenza del Presidente Giorgio Napolitano, il rapporto BES 2013.

Dalla pagina del sito Istat dedicata  http://www.istat.it/it/archivio/84348  leggiamo:

“Il progetto per misurare il Benessere Equo e Sostenibile – nato da un’iniziativa del Cnel e dell’Istat – si inquadra nel dibattito internazionale sul cosiddetto “superamento del Pil”, stimolato dalla convinzione che i parametri sui quali valutare il progresso di una società non debbano essere solo di carattere economico, ma anche sociale e ambientale, corredati da misure di diseguaglianza e sostenibilità.”

 In parole povere il rapporto ha la mission di definire “che cosa conta davvero per l'Italia”.

La proposta è quella di uno “spostamento dell’enfasi dalla misurazione della produzione economica alla misurazione del benessere delle persone” attraverso raccomandazioni che suggeriscono di valutare la performance economica guardando al reddito e ai consumi piuttosto che alla produzione, approfondendo gli elementi distributivi ossia non solo quanto siamo ricchi ma quanto equamente è distribuita la ricchezza e concentrando l’attenzione sulla condizione delle famiglie.

Questo approccio nasce dalla considerazione che il tema della misurazione del progresso ha due componenti: la prima, prettamente politica, riguarda il contenuto del concetto di benessere; la
seconda, di carattere tecnico–statistico, concerne la misura dei concetti ritenuti rilevanti.
Si tratta di selezionare, con il coinvolgimento di tutti i settori della collettività e degli esperti di misurazione, l’insieme degli indicatori ritenuti più rilevanti e rappresentativi del benessere di una particolare collettività.

Il rapporto BES, di fatti, si compone di ben 12 indicatori generali :
Salute
Istruzione e formazione
Lavoro e conciliazione dei tempi di vita 
Benessere economico 
Relazioni sociali
Politica e istituzioni  
Sicurezza  
Benessere soggettivo  
Paesaggio e patrimonio culturale  
Ambiente
Ricerca e innovazione
Qualità dei servizi  

La nostra attenzione, in questo articolo, si concentrerà sulla sfera del benessere economico, inteso però non solo come mera produzione di ricchezza o di capacità di sostegno economico, ma anche come fonte di coinvolgimento territoriale e di sviluppo comunitario.

Ad oggi, il grande problema evidenziato dalla crisi finanziaria ed istituzionale è il costo del lavoro. Sembrerebbe quasi un paradosso poiché il lavoro dovrebbe potare benessere economico, sviluppo, indotto commerciale e reddito e non costi tali da far rinunciare alle assunzioni.

Chi ha avuto o ha esperienze nel campo del volontariato sa che il lavoro del volontario, in termini prettamente economici, crea solo costi e non reddito ma il volontariato, nel suo “lavoro”, realizza quello che è un fenomeno che è alla base della crisi finanziaria e del capitalismo in generale: il volontario e il suo “portafoglio clienti” sono fattori non delocalizzabili.

 È ovvio che il volontario opera specializzandosi sul proprio territorio sentendo le necessità  di quest’ultimo e questo approccio non è “appaltabile” né all’estero né in altre zone. 
Ora si potrebbe pensare che anche se questo fattore è fondamentale, non crea comunque sviluppo economico. Questa concezione, riprendendo il rapporto BES, è ormai superata poiché abbiamo assistito al fallimento del mercato finanziario e dei suoi sprechi, delle sue classificazioni (o declassificazioni), della sua vulnerabilità.
 Il volontario crea beni relazionali ben diversi dai beni di stimolo (quelli pubblicitari) che alimentano solo il danno di una offerta sempre maggiore a fronte di una domanda sempre minore.


 Il bene relazionale è fondamentale per lo sviluppo economico e sociale di un Paese. 
 


Lo schema è molto semplice: il rapporto BES ci dimostra che la felicità di un Paese e il suo benessere non si basano solo sulla produzione economica ma su tanti fattori che contribuiscono alla felicità di una comunità; il bene relazionale e il lavoro sul proprio territorio contribuisce allo sviluppo economico e soprattutto di capitale sociale, umano e dei valori di questa comunità. La relazione diventa PIL. Poiché questo processo aumenta la felicità delle persone, il benessere incide sul mercato, quindi aumenta la produzione e l’entrata di capitali. Naturalmente perché tutto questo funzioni sono necessarie due riforme: 





-                   -  Cambiare le regole fiscali.

-                         - Diminuire le tasse sulla produzione socio-economica.

 
Ad oggi, quindi, la grande sfida è quella di iniziare a ripensare all’economia non solo in termini di produzione, di acquisto e reddito disponibile, ma di trovare nella relazione sociale e nelle opportunità territoriali quella sostenibilità finalizzata alla produzione comune.









Il grafico in [FIG 1] che qui riporto, estrapolato dal BES, ci dimostra come l'incremento dei prezzi al consumo sia stato superiore a quello del reddito disponibile in termini nominali. .

Di conseguenza le famiglie sono state costrette ad attingere ai propri risparmi, diminuendo quella che era la propensione tipica di noi Italiani. 
Il bene relazionale riesce a compensare questo deficit facendo leva sulla fiducia e sulla solidarietà delle persone. Il così detto Homo Economicus è stato per noi una involuzione anziché un passo avanti nel cambio generazionale perché non crea relazione ma da fiducia solo a statistiche e andamenti bancari visualizzati sul monitor di un PC senza contestualizzare la situazione sociale di una comunità e il suo benessere.

 Questo ragionamento ci ha portati a pensare all’economia come qualcosa che non si specchia più nel commercio, nella produzione, nell’esportazione ma solo nel titolo del mercato, nella differenza di debito pubblico contribuendo a quella che è l’infelicità generalizzata e all’aumento della sfiducia nella ripresa economica.
 
La nuova parola d’ordine dell’economia deve essere “LAVORARE PER GLI ULTIMI”, per recuperare un divario sempre più crescente, una distribuzione della ricchezza che ha raggiunto picchi massimi di disuguaglianza e una crescita che non è auspicabile senza un lavoro di comunità, fiducia reciproca e solidarietà.




Il doppio volto del Papa. di Gabriella Castaldo


Rapporti con Videla e smentite. Papa Francesco I: no al lusso e alla corruzione. No ai gay!
Habemus Papam: conservatore o riformatore? Doppio volto.
“Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri”, lo dice Bergoglio, oggi Papa Francesco I.

Dopo le dimissioni di Papa Benedetto XVI, il conclave acclama il nuovo Pontefice:  Josè Mario Bergoglio, italo-argentino settantaseienne, arcivescovo di Buenos Aires e cardinale dal 2001. Il neoeletto Papa appartiene all’ordine dei Gesuiti, ha studiato chimica prima di diventare prete a soli trentatrè anni.  Francesco è il nome che ha scelto. Per la prima volta nella storia un Papa assume un nome così significativo, che riprende il pensiero di Francesco d’Assisi << signore dei poveri e dell’umiltà>> come lo definisce lo stesso Bergoglio. Un nome che simboleggia una svolta nel mondo cattolico, nel governo della Chiesa,  messa in luce da un significativo segnale: la scelta di una croce di metallo, rappresenta l’inequivocabile auspicio del ritorno della Chiesa alla povertà evangelica.













. Bergoglio viene –dalla fine del mondo- com’egli stesso sostiene, dopo aver vissuto i disastrosi anni della dittatura di Videla in Argentina. Di qui l’animo profondamente riformatore in tema di lusso, sprechi e corruzione. Staremo a vedere quanto la Chiesa diventerà povera e rinuncerà ad immense ricchezze, non quantificabili. Già dal primo giorno di elezione di Bergoglio al Trono Pontificale, sono calate su di lui presunzioni di coinvolgimento in rapporti diretti con il governo autoritario di Videla in Argentina, dal 1976 al 1981. Bergoglio, in quegli anni venne accusato di avere responsabilità nel rapimento di due gesuiti ostili al regime, Orlando Yorio e Francisco Jalics, nonché accusato di aver avuto responsabilità nel c.d. “Robo de Ninos”. Papa Francesco smentisce le accuse, dichiarando di aver incontrato in quegli anni Videla solo per ottenere la liberazione dei due gesuiti. La Santa Sede poi dichiara: << Le accuse contro Bergoglio provengono da una sinistra anticlericale.>> Le citate accuse prefigurano un personaggio – corrotto, immorale-  molto diverso da quello che appare in veste di Papa –altruista, di altissimi principi-. Potrebbe esserci anche stato un coinvolgimento con il regime, ma non bisogna dimenticare che in ogni esperienza dittatoriale che il mondo ha vissuto, tutti sono stati sottomessi al potere. Non si può quindi parlare a priori di coinvolgimento e collaborazione con il potere autoritario. Piuttosto si può parlare di minaccia, sottomissione forzata al potere centrale. Sebbene animato da spirito di riforme per quella Chiesa corrotta come oggi si presenta, Papa Francesco guasta le speranze di alcune categorie di soggetti che vorrebbero la legalizzazione del matrimonio gay e dell’aborto. Ma la posizione del Pontefice è chiarissima in proposito: nel 2010 Bergoglio si oppose duramente alla legalizzazione del matrimonio gay in Argentina, promossa dal governo di Cristina Kirchner. Dunque allora si parla di un Papa riformatore o conservatore? Entrambe. Da un lato un Papa che vuol portare alto il nome della Chiesa cattolica, epurandola da sporche faccende di corruzione e violenze. Dall’altro un Papa che pensa alla Chiesa cattolica, come a quell’istituzione che ostacolerà l’affermazione di alcuni diritti; pretese che secondo i porporati, il Papa e gli uomini di Dio –quel Dio che dice agli uomini di essere tutti uguali- sono certamente opinabili. Vale allora la pena chiedersi perchè per gli uomini di Chiesa, i gay siano una categoria di soggetti con diritti trascurabili. Mistero che resterà ovviamente irrisolto. Se gli uomini sono tutti uguali, non è contraddittorio discriminare la natura di alcuni di essi? La Chiesa dovrebbe riconoscere che anche se due uomini o due donne insieme non possono procreare, è pur vero che hanno il diritto di amarsi, e di ricevere lo stesso trattamento che gli "uomini di Chiesa" riservano a coloro che definiscono "sani". Eppure tanti uomini "sani", anche tra le file degli uomini di Chiesa, stuprano donne e bambini. Se questo è permesso o evidentemente trascurabile, allora perchè insistere tanto sugli omosessuali? La risposta è: silenzio. 
(di Gabriella Castaldo)



IL FILM - Educazione Siberiana: storie di 'Criminali onesti' | di Giovanni Vanore



La neve che cade va a coprire, come se volesse nasconderlo, il paesaggio povero, quasi in miseria, della Transinistria dei primi anni ’80. Apre, così, Educazione Siberiana. Ma nascondere la miseria e la violenza che hanno abitato – e, in parte, abitano ancora -  in quei territori, ad Ovest dell’attuale Russia, è stato, per anni, il rituale e fallimentare esercizio dei governi sovietici.


Il regista, Gabriele Salvatores, insieme a nonno Kuzja, John Malkovich

























La criminalità, quando organizzata, si dà delle regole ben precise. Un vero e proprio codice etico. Interno al gruppo. Accade anche a centinaia di chilometri dalla Mosca militarizzata dalle truppe dell’Urss; all’interno del Clan degli Urca-Siberiani, dell’omonima regione: un vecchio e saggio nonno dà lezioni di vita al nipote, Kolyma, e al suo migliore amico, Gagarin; con gli anni, poi, migliori nemici.

Il film, diretto dal premio Oscar Gabriele Salvatores, è la trasposizione cinematografica, almeno in parte, dell’omonimo libro di Nicolai Lilin. Lo scrittore russo –che ha pubblicato il libro in italiano- ha messo nero su bianco le memorie dei suoi viaggi nella regione della Transinistria, dove, parte della famiglia, vive ancora.

La pellicola è segnata da straordinarie contraddizioni. Una su tutte: "Criminali onesti". Così, nonno Kuzja –interpretato da John Malkovich- definisce il suo gruppo, gli Urca-siberiani, spietato clan, confinato in Siberia da Stalin. Non è solo un ricercato ossimoro, quello a cui ricorre il nonno, ma una filosofia di vita: loro sono in guerra contro ogni forma di potere e di sfruttamento; gli Urca hanno una morale aristocratica, fondata sul valore personale e la tradizione. Uccidono, sì, ma sempre rispettando quella che, a loro avviso, pare sia la vita: prima di tutto la vita dei deboli, i “voluti da Dio”, come dicono loro.




UN PICCOLO UNIVERSO, NASCOSTO AL E DAL MONDO. E, per mondo, s’intende quello occidentale: moderno. E’ una realtà chiusa quella di Kolyma e gli altri. La loro vita s’aggrappa ad un’utopia fragile, che, inevitabilmente, lo scorrere del tempo trascina via, proprio come il fiume lungo cui vivono nella sua piena: travolge tutto; oggetti, amore, amicizie, vite. E nonno Kuzja non può farci niente. La Storia, quella con la esse maiuscola, è ben più potente della loro “onestà”, dei sacri valori.

"Un uomo non può possedere più di quello che il suo cuore può amare". Quando il nonno gli dice queste parole, Kolyma ha dieci anni: risse e furbate riempiono le sue giornate, insieme agli immancabili amici; Gagarin, il suo migliore amico, in testa. A quell’età hanno lo sguardo ancora asciutto e non macchiato da quella vita dissennata. Finché, Gagarin, non viene arrestato.

LA FINE E L'ILLUSIONE DI UN NUOVO INIZIO. Dieci anni dopo, siamo nel 1998, Kolyma porta la divisa dell’esercito russo e combatte in Cecenia. Nel frattempo tutto è cambiato. Crollato l’impero sovietico, anche nella sua comunità urca-siberiani dediti al crimine, qualcuno ha cominciato a pensare che non sia il cuore la misura giusta dei desideri e che, anzi, niente ci sia di giusto. Anche Gagarin, l’amico della prima infanzia, uscito dal carcere, cede alle lusinghe del “nuovo mondo”; per possedere oltre ogni misura ha abbandonato la comunità e l’ha tradita. Per dirla con le parole di nonno Kuzja: "Ha fatto come un giovane lupo che si fosse venduto agli uomini, diventando un loro cane".

Ora Kolyma è lì. Con un conto da regolare: deve ritrovarlo, Gagarin; per ritrovare se stesso.
Una volta trovato, che cosa resterà a Kolyma? Cosa resterà, se non il desiderio o la speranza che un altro mondo sia possibile? Che cosa potrà tentare, il giovane “lupo”, se non di scendere a Sud, sempre più a Sud, verso l’Occidente, cercando un altro futuro?

Lo farà. Con una borsa sulle spalle, lo farà: ignorando, però, la difficoltà di incontrare, tempi e luoghi, in cui i “lupi” non desiderino farsi “cani”.

Giovanni Vanore

Grecia. Alba dorata : "RIDURREMO GLI IMMIGRATI IN SAPONE PER PAVIMENTI"



MATTHAIAPOLOUS: NELLA GIUNGLA NON CI SONO REGOLE.
 I bambini immigrati non devono stare in classe con i bambini greci.

E’ solo l’ultimo, di una lunga lista, dei tanti scempi perpetrati dal partito di estrema destra Alba dorata. Il deputato Artemis Matthaiopoulos ha chiesto formalmente alla commissione cultura, della Camera, che vi sia una distinzione tra studenti greci e stranieri, in tutte le scuole presenti sul territorio nazionale. Un’affermazione a sfondo razzista che, inevitabilmente, ci riporta al 5 agosto 1938, quando, sulla rivista “La difesa della razza”, veniva pubblicato il manifesto che frantumava l’umanità in “grandi razze” e “piccole razze”, decretando la pura superiorità delle prime sulle seconde.
Immediata la reazione degli altri deputati, che hanno lasciato la commissione. Matthaiopolous ha messo in discussione i principi di convivenza alla base delle odierne democrazie multiculturali. Secondo lui “nella giungla, non ci sono regole”.
Si, perché all’interno di Alba dorata, l’unica regola condivisa sembra essere l’eliminazione degli extracomunitari, in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo.
Il 7 settembre 2012, due deputati del partito suddetto, dopo aver richiesto di visionare il permesso di soggiorno, hanno devastato delle bancarelle gestite da immigrati, a nord-est di Atene.  Inoltre, il partito ha istituito mense per poveri, esclusivamente greci. Durante le elezioni di maggio 2012, attivisti del partito hanno fatto irruzione in sei seggi di Atene, minacciando l’elettorato di sinistra.

Ma cosa è Alba dorata?
E’ descritta dai principali mezzi d’informazione internazionali come una formazione neonazista, anche se il partito rifiuta questa etichetta, dichiarandosi nazionalista. Eppure nel 1987, il leader Nikòlaos Michaloliàkos esaltava le gesta e il coraggio di Hitler, mentre nel 2012 ha negato pubblicamente l’esistenza delle camere a gas nei campi di concentramento nazista. Il politico greco aveva gettato le basi del movimento nel 1980 e dopo un periodo di penombra,  il partito è tornato alla ribalta nel 2007. A maggio 2012, durante le elezioni parlamentari ha raccolto il 6.97 % dei consensi; ventuno deputati sono  entrati in Parlamento a passo militare.
Lo slogan: così possiamo liberare questa terra dalla sporcizia.
Allarme neonazismo? I segnali che il partito ha lanciato sono inequivocabili.                          
Il popolo greco si riconosce in questo partito? Sicuramente l’incertezza dei cittadini vi ha  trovato risposte.
Le guerre che hanno segnato il ventesimo secolo, hanno condannato fautori e popoli portatori di ideologie “razziste”, seminando sangue e morte in tutto il mondo.
 A quanto pare però, la guerra non sempre insegna e la memoria dell’essere umano è sempre troppo breve.
                                                                                                            Sonia Pellegrino                               

martedì 12 marzo 2013

Se ti abbraccio non avere paura: l'avventura di un ragazzo autistico. Di Francesca Mastrogiacomo

Vi ricordate di Andrea Antonello, ragazzo autistico che, assieme a suo padre, ha attraversato l'America in moto, protagonisti di un servizio del programma Le Iene di poco tempo fa? Qui il video: http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/297447/golia-padre-figlio-e-autismo.html


Ecco, proprio lui è il protagonista del nuovo romanzo di Fulvio Ervas dal titolo "Se ti abbraccio non avere paura" ( Marcos y Marcos), scritto assieme al padre di Andrea, Franco Antonello. Durante la presentazione del libro, che si è tenuta presso la Fondazione "Villaggio dei ragazzi" a Maddaloni (CE), è intervenuto proprio il padre, che ha portato la sua testimonianza agli studenti e alle associazioni presenti.
Franco ha raccontato del loro viaggio sulla Route 66, del Sud America, delle tante persone incontrate durante i km di deserto e di foresta amazzonica attraversati sulla loro moto rossa, di come Andrea guardasse tutto con occhi felici e aperti alla novità. Una novità che spesso spaventa i soggetti autistici, la cui disabilità è caratterizzata dall'abitudine, dalla monotonia e dalla tranquillità dei soliti gesti. "Posso tranquillamente affermare- ha detto Franco Antonello- che quello narrato nel romanzo è stato il viaggio più bello della mia vita. Ho imparato che con un figlio autistico tutte le altre paure diventano piccole, anche se ho dovuto fare un percorso difficilissimo, lungo 16 anni. Ma in questo, è stata fondamentale la mamma di Andrea, che con pazienza gli dedica il suo tempo ogni giorno, seguendolo nelle tante attività che lo tengono impegnato e che lo aiutano e socializzare."
Franco Antonello ha lanciato una sfida ed un progetto molto ambizioso, che in molte province è già realtà: creare associazioni di volontari che in maniera costante e continuativa, prestino la loro opera a favore dei soggetti con disabilità come quella di Andrea, finanziati non con donazioni occasionali ma da aziende che mensilmente si impegnano a versare piccole somme, in cambio di pubblicità sui quotidiani locali, in una sorta di "socializzazione dell'impresa". Inoltre, Franco Antonello ha affermato che è fondamentale l'aiuto delle scuole nel sensibilizzare i ragazzi ai temi della disabilità e dell'aiuto. "Sicuramente nel vostro quartiere o nella vostra classe ci sarà un ragazzo disabile. Una volta a settimana, andatelo a trovare, giocate ai videogiochi, portatelo al cinema o a prendere un gelato. Magari al momento non vi ringrazierà, ma col tempo, leggerete nei suoi occhi la felicità dell'avere un amico".

Alcuni riferimenti utili:
www.andreantonello.it
Facebook/FrancoeAndrea
www.ibambinidellefate.it


Immagine di Celeste Merola


Francesca Mastrogiacomo

martedì 5 marzo 2013

New York, New York. Di Francesca Mastrogiacomo

“I wanna wake up in the city that doesn’t sleep”, cantava Liza Minelli nel celebre musical “New York, New York”. Come darle torto. New York è davvero la città che non dorme mai. Con i suoi grattacieli che nelle giornate di pioggia sembrano fondersi con il cielo, le strade sempre affollate e piene di persone appartenenti a tutte le etnie, religioni e nazionalità, un melting pot che si può trovare in poche metropoli al mondo. Visitare New York richiede un po’ di tempo, ma molto dipende dalle vostre tasche e dal tempo che avete a disposizione. Ad ogni modo, New York risponde a tutte le esigenze: il cambio ci è favorevole e la vita è abbastanza economica. Muoversi nella Grande Mela è facile: se siete in gruppo, è preferibile usare il taxi, perché dividendo la spesa si riesce a raggiungere la meta desiderata in maniera facile, veloce, con pochissimi dollari e magari, godendo del fantastico panorama. La metro conviene se si è da soli. Con 2,50 $ a tratta si prova l’ebbrezza di viaggiare sui non comodissimi e purtroppo, non pulitissimi vagoni della metro che vediamo spesso nei film. Sconsiglio vivamente i famosi pullman turistici che in poco tempo vi portano in giro per la città a mo’ di visita guidata: il biglietto costa 44$ e a meno che non abbiate davvero pochissimo tempo, non ne vale la pena. Immancabile è la visita all’Empire State Building, che si trova tra la 34ma e la glamour 5th Avenue. Il biglietto costa circa 21$: dopo una fila di un paio d’ore, si accede agli ascensori che a velocità supersonica portano i visitatori all’ultimo piano, dal quale si può godere di una vista mozzafiato sull’intera città, sul fiume Hudson e su alcuni degli Stati confinanti. Una volta in zona, passeggiate per la 5th Avenue, con le sue splendide e costosissime boutique, tra le quali primeggiano l’Apple Store, adatto a tutti gli appassionati del celebre marchio e la gioielleria Tiffany &Co. Le ragazze impazziranno! È possibile visitare l’intero negozio o tempio del lusso che dir si voglia. I tre piani della gioielleria, naturalmente controllati a vista da bodyguard ben piazzate, espongono non solo i gioielli e gli accessori color turchese famosi in tutto il mondo per il loro splendore, ma anche delle vere e proprie opere d’arte! Se potete, regalatevi una piccola pazzia acquistando qualcosa che paghereste molto di più se la compraste negli altri punti vendita presenti nel mondo. Uno sfizio che potete togliervi, sempre se viaggiate in gruppo, è quello di fittare una limousine per circa 50$. China Town e Little Italy sono visitabili insieme visto che data la vicinanza, con il tempo si stanno fondendo insieme, rendendo difficile distinguerle per alcuni tratti. Ma è sempre bello e caratteristico farci un giretto. Consiglio vivamente di fare una bella passeggiata nei quartieri di Greenwich Village, Soho, Tribeca e Chelsea: è piacevole rilassarsi perdendosi tra i colori dei palazzi e godendosi un dolce in uno dei tanti bar e caffè presenti in zona. Per lo shopping, in generale, mi sento in dovere di avvertirvi. È vero, New York è naturalmente piena di boutique, mercatini e negozi di tutti i tipi, tra i quali Macy’s e Century 21, ma se siete cultori della moda o comunque, italiani con un po’ di gusto nel vestire, non vi aspettate di vedere vetrine piene di bei e lussuosi vestiti. Alla fine, la moda newyorkese è un po’ un bluff, poiché i vestiti e le collezioni presenti sono le stesse che si trovano in Europa e che noi abbiamo il vantaggio di poter acquistare per meno. Se ne avete la possibilità e vi piace l’avventura, per circa 400$ potete fare un giro in elicottero sull’intera città. Per i più tradizionalisti è possibile prendere un water taxi a 25$ o gratis uno dei tanti ferryboat che partono ogni ora da Battery Park. Potrete così godervi un fantastico giro nella baia del fiume Hudson e vedere da vicino l’imponente Statua della Libertà, che vi lascerà senza fiato e Ellis Island, dove potrete visitare l’antico centro di prima accoglienza per immigrati, che ora è un museo. Una volta tornati sulla terra ferma, potete passeggiare a Downtown: Wall Street, la New York Stock Exchange, il mitico toro di Wall Street (toccategli le parti basse, si dice porti fortuna), Trinity Church e più su, Ground Zero o meglio, i nuovi grattacieli di Ground Zero. Immancabile la passeggiata sul ponte di Brooklyn. A MidTown, quartiere delle istituzioni, oltre che l’Empire State Building, il Chrysler Building e gli altri building famosi, è presente il quartier generale delle Nazioni Unite. Un piccolo assaggio di internazionalità per gli amanti della politica internazionale. A nord- est del quartiere c’è il Museum of Modern Art, conosciuto come MOMA. Il venerdì l’entrata è libera ed è aperto fino alle 20. FA.TE.LO! Avrete la possibilità di ammirare alcune delle opere e collezioni di arte moderna più famose al mondo. Un’occasione davvero imperdibile. Volete rilassarvi e assaporare in pieno la vera essenza di New York? Allora andate a vedere uno dei migliaia di musical che ogni sera vengono messi in scena nel Theater District, la zona intorno a Time Square e la Broadway, per capirci. I biglietti variano dai 100 ai 300 dollari e non scherzo quando dico che ce ne sono migliaia e per tutti i gusti. Una volta a Time Square, vi sentirete al centro del mondo: cartelloni pubblicitari, luci, colori, artisti di strada e soprattutto profumi provenienti dai tanti chioschetti che vendono hot dog per un paio di dollari. Ma volete mangiare davvero bene? New York è disseminata di ristoranti, caffè e pub per tutti i gusti e tutte le tasche. Io vi consiglio di andare da Junior’s: a colazione prendete la Cheescake di loro produzione e a pranzo uno dei loro magnifici e gustosissimi piatti, il tutto per una decina di dollari (non scordatevi la mancia, che in America è quasi d’obbligo). Ne sarete entusiasti! Sempre in zona date un’occhiata al Rockfeller Center e alla Grande Central Station. Vi verrà voglia di prendere il treno per una delle mete vicine. La vita notturna offre davvero molto… Il Pasha è il re della movida newyorkese e l’entrata costa 30$. All’Hotel Empire, invece l’entrata è gratuita e potrete ballare in una delle sale più esclusive di tutta Manhattan, nonché location della famosa serie tv Gossip Girl. La mattina successiva potreste rilassarvi a Central Park. Passeggiate per le stradine, attraversate i romantici ponti che sovrastano i numerosi laghetti, ma soprattutto, scattate l’immancabile foto davanti le statue dedicate al celebre cane Balto, ad Hans Christian Andersen e il suo Brutto Anatroccolo e alla fenomenale statua di Alice nel Paese delle meraviglie. Non resistere dal salire sull’enorme fungo in bronzo sul quale ci sono tutti i personaggi della favola di Carroll. In zona (Upper West e East Side) ci sono negozi, eleganti caffè il Guggenheim Museum e il Museo di Storia Naturale, quello del film “Una Notte al museo”. Restano altre migliaia di luoghi da scoprire e visitare… Ma a me non resta che augurare, a chi ne avrà la possibilità, di fare buon viaggio. Francesca Mastrogiacomo

Il voto che cambia l’Italia, in peggio. Di Raffaele Ausiello


Il voto che cambia l’Italia, in peggio



Dovevano essere le elezioni della svolta quelle che domenica 24 e lunedì 25 febbraio hanno portato alle urne oltre 34 milioni di persone, che in molte parti d’Italia hanno sfidato neve e gelo per adempiere al proprio dovere civico, ma che invece hanno consegnato l’Italia ad un clima di profonda incertezza. La coalizione capitanata da Pierluigi Bersani, rinominata “Italia.Bene Comune” non riesce nell’ardua impresa di conquistare una maggioranza valida al Senato in grado di governare, rischiando addirittura il sorpasso della coalizione di Centrodestra di Silvio Berlusconi alla Camera dei Deputati, staccata di soli 124.000 voti. Ogni ipotesi avanzata prima della tornata elettorale sfuma del tutto, in molti pensavano infatti che, qualora il Centrosinistra non fosse riuscito ad ottenere una valida maggioranza al Senato, dando per scontata quella alla Camera dei Deputati, Bersani avrebbe bussato il giorno dopo alla porta del professor Mario Monti per costruire insieme un governo riformista stabile con una certa credibilità in Europa. Manco a parlarne, le urne hanno dato il loro verdetto inequivocabile, spaccando in tre il Senato, dove nessuno appare in grado di prevalere numericamente sull’altro, nonostante i vari appelli al cosiddetto “voto utile”. L’ago della bilancia infatti passa dal sobrio e pacato Senatore Monti allo scatenato Beppe Grillo, che con la sua creatura a 5 Stelle riesce a fare incetta di voti in tutte le regioni da nord a sud e addirittura a diventare la prima forza politica del Paese alla Camera e la seconda al Senato, un risultato incredibile per un movimento (guai a chiamarlo partito) nato solo tre anni e mezzo fa, contro ogni pronostico dei sondaggisti, che ancora una volta si dimostrano inaffidabili. Lo scenario è probabilmente il più incerto dall’inizio della storia repubblicana, chi ha una maggioranza solida alla Camera grazie al premio della Legge Elettorale Calderoli, non può averla al Senato visto che il premio è a base regionale, e la coalizione di Bersani è stata stracciata nelle regioni decisive come la Lombardia, la Campania, il Veneto e la Sicilia. In mezzo a tutta questa frammentazione però incombono le scadenze istituzionali, infatti bisognerà eleggere i Presidenti di Camera e Senato, al primo ordine del giorno delle nuove Camere fissate per la riunione del 15 marzo. Prima di allora i vari leader tenteranno di trovare degli accordi, per formare un governo stabile e collaborativo oppure cercare un’intesa volta a legiferare urgentemente per frenare l’emorragia finanziaria dei mercati dovuta all’incertezza sul futuro dell’Italia e per traghettarla verso nuove elezioni, magari con una legge elettorale migliore di quella attuale che dal suo stesso creatore è stato definita testualmente “una porcata”. Dopo l’elezione della seconda e terza carica dello Stato, si procederà con le consultazioni di rito per la formazione di un governo e l’individuazione di un Presidente del Consiglio. Qui i maggiori dubbi, le consultazioni in una situazione del genere potrebbero essere molto lunghe, e nel frattempo il 15 aprile devono partire le procedure per l’elezione di un nuovo Presidente della Repubblica, visto che il mandato di Giorgio Napolitano scade il 15 maggio, che non può nemmeno sciogliere le Camere in virtù della Costituzione che lo vieta essendo gli ultimi sei mesi di presidenza. Un vero e proprio tour de force istituzionale aspetta il nostro Paese, considerati i tempi strettissimi, una situazione che lo stesso Napolitano denunciò tempo fa invocando le forze politiche che reggevano il vecchio governo tecnico ad aspettare la naturale fine della legislatura, appello rimasto inascoltato vista la decisione del Centrodestra di ritirare la fiducia a Monti facendo così cadere il governo e costringere lo scioglimento delle Camere con le conseguenti elezioni anticipate. I prossimi mesi saranno difficili per tutti, avere un Paese in piena recessione economica senza un governo è come essere in una barca in mezzo al mare in tempesta senza timoniere, con la paura di essere spazzati via dalle onde. Tante sono le questioni che dovranno essere affrontate, in primis sul nuovo Capo dello Stato, che dovrà gestire una situazione non rosea ed essere in grado di mediare tra le parti alla ricerca di un accordo tra forze molto diverse tra di loro che si contendono i numeri al Senato, che dovranno mostrare serietà e senso di responsabilità in un momento così delicato. Saranno mesi decisivi per l’Italia, che dovrà cambiare faccia, migliorare, innovarsi, tornare competitiva in Europa, non sono più ammessi errori, cambiamenti in peggio ne abbiamo fatti fin troppi.

Raffaele Ausiello